VIVERE CON GESÙ

  

 

Il 15 ottobre 1986, al Carmelo solennità di S. Teresa d’Avila, la comunità che mi accoglieva ha cantato, in refettorio: “Siamo arrivati da mille strade diverse  ora siamo

un unico cuore  perché iI Signore ha voluto così!

La “mia” strada, diversa da quella di ogni sorella, cominciava a Grosseto ed è bello

riscoprire la propria radice, per vedere come l’opera di Dio si cala nella nostra geografia e si incarna nelle vie della nostra storia, distribuendo diversi carismi per l’utilità comune e la diffusione del suo regno, secondo il suo proposito e la sua Grazia.

 Mentre vagavo per i sentieri del mio cuore, Colui che è la Via mi è venuto incontro e mi ha invitato a seguirlo, prima con una sempre maggiore consapevolezza della chiamata cristiana alla santità e poi con la

scoperta della vocazione. Ecco le attrattive che si sono fatte spazio in me: essere per Lui a tempo pieno, il deserto, l’evangelizzazione.

Come combinarle?

 Colui che ci chiama è fedele e sa quello che fa, non occorre capire tutto, ci guida passo per passo, aspetta da noi solo che crediamo nel suo Amore e  ci fa trovare al nostro posto. Mi ha chiesto di STARE CON LUI e di qui parlare non agli orecchi ma “al cuore di Gerusalemme”, raggiungere non solo qualcuno o molti, ma TUTTI attraverso la partecipazione al mistero della sua vita nascosta, della sua preghiera, del suo passaggio pasquale da questo mondo al Padre.

A questo punto tutti si immaginano una vita magari sacrificata ma molto tranquilla,

calma, individualista o comunque abbastanza liberamente gestita, condita con una manciata di penitenze materiali, automaticamente sprofondata in Dio. Troppo ci sarebbe da dire, tenterò una panoramica.

La rinuncia a “predicare” mi è costata assai, all’inizio ho provato con qualche sorella,

ma qualche faccia strana mi ha smontato, ho cercato di pregare per i sacerdoti e per i

missionari, ma mi veniva spesso di immaginare di essere io sul pulpito ad infilare

in testa agli altri quello che mi pareva di aver genialmente concepito nella mia, tanto che mi è toccato con molta fatica cercare di smettere.

Quanto alla “calma”, una sorella, che è venuta fra noi per due mesi di prova, al 3°

giorno ha dichiarato: «pensavo che al Carmelo tutto fosse lento  vedo che su alcune cose devo cambiare idea». Io che sono di natura lenta ho dovuto fare il mio tirocinio per adattarmi ad un orario intenso che giustamente serve a creare equilibrio fra tutte le

componenti della nostra vita (liturgia, preghiera, lavoro, cella, pasti e ricreazioni insieme). La solitudine della cella tanto desiderata aveva per me un folte richiamo anche di libertà personale ed autogestione del tempo, invece bisogna stare nell’orario e nella finalità prevista. Quando andavo in ufficio sognavo il lavoro manuale per poter pensare sempre a Lui, ma non credevo che avrei avuto la tentazione di sbuffare a star lì a tirar l’ago senza riuscire a pensare a nulla e con in cuore voglia di fare cose grandi e non piccole, soprattutto di parlare a tutti di Gesù.

 

Quanto all’aspetto penitenziale, la realtà insegna che convivere in stretta clausura con 15 persone di diversa età, provenienza, abitudini, mentalità, sensibilità  richiede un cammino di liberazione da egoismi, risentimenti, orgoglio, giudizi, che solitamente sono radicati in noi molto più profondamente di quanto siamo disposti a riconoscere e mettere continuamente queste radici al Sole (perché si secchino) è l’ascesi più necessaria e impegnativa.

Mi sono soffermata a descrivere questi aspetti particolari perché il Signore ha voluto che di essi sia fatta la mia vita e, attraverso di essi, io devo scegliere ogni momento se ho voglia di amare veramente il Signore con tutto il cuore o se preferisco ripiegarmi a desiderare la mia soddisfazione. Qui è maestra la nostra piccola grande S. Teresa di Lisieux…

lo voglio solo comunicare qualcosa della mia esperienza cioè come Gesù mi ha

insegnato che nelle situazioni concrete in cui ci troviamo (che non sempre riusciamo a far collimare con le nostre aspettative) Lui vuole essere cercato in fede e amore, per farci conoscere e partecipare a qualcosa di Sé, che finisce per soddisfarci più profondamente. Questa è la vita eterna, conoscere Lui. Non ci chiede nulla che non abbia già vissuto Lui e che Lui non voglia ora rivivere con noi. Così ho scoperto che anche Gesù ha scelto una dimensione di clausura, perché ha accettato i limiti che il Padre gli ha posto: Per molto tempo ho taciuto, ho fatto silenzio e mi sono

contenuto. Lo sa solo Lui quello che gli è costato “contenere” per anni, mentre faceva il falegname in un paese, le sue infinite ansie “apostoliche”, Lui che era venuto a portare il lieto annuncio all’umanità intera di tutti i tempi. E anche quando ha parlato ha dovuto restare nel recinto - per Lui stretto – delle pecore della casa d’Israele.

L’ha fatto con grande convinzione, in obbedienza al Padre, e per fedeltà ai suoi,

perché fosse in grado - la Chiesa - di compiere questa sua missione. Per questo si è consegnato con fiducia al disegno del Padre, trovando nutrimento nel fare la sua volontà, momento per momento, senza propri programmi e senza tempo, facendosi, a sua volta, per gli altri pane che si lascia mangiare e si adatta ad ogni gusto.

È bello scoprire qualcosa dei sentimenti di Gesù e parteciparvi; entrare attraverso le

nostre povere esperienze nelle sue prove, nei suoi desideri, nel suo amore, nella sua

donazione, prima ancora nella sua apertura , totale a RICEVERE TUTTO DAL PADRE, nei suoi orizzonti infiniti, nella sua libertà sovrana.

 

Gesù ha tanta voglia di trovare cuori amici che credono al suo amore, gli restino

fedeli, ai quali poter donare la sua pace, confidare i suoi segreti, comunicare la sua

Gloria, tanto più preziosa di quella che cerchiamo di procurarci da soli con i nostri

buffi tentativi di sentirci migliori di quello che siamo o almeno farlo credere agli altri.

Gesù ha voglia di vivere nella mia comunità, per questo l’ha resa un UNICO CUORE e questa per me è sempre stata la lezione principale. Per questo ci dà gioia nello stare insieme e ci dona le incomparabili ricchezze della comunione.

 

Gesù è lo Sposo ardente che, anche se si nasconde, non desidera altro che attirare

l’anima nel suo nascondiglio (cfr. S. ‘Giovanni della Croce, Cantico, 1) per purificarla e condurla alla meta della piena unione con Lui, unione feconda per il Regno di Dio,

raggiungibile non solo al Carmelo, ma da ogni battezzato fin da questa vita.

 

Sono ancora lontana, ma in questi quasi 30 anni anni non mi sono mai pentita e sono sempre più convinta e contenta e amo con voi ascoltare la Sua voce:

 

Ti basta la mia grazia.

Nella tua debolezza si manifesta la mia potenza.

Dio ha scelto ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono.

Non temere, IO SONO con te!

 

sr Paola di Gesù

 

 

 

 

 

 

 

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