Elisabetta della Trinità, iscritta tra i santi

Dopo lunga attesa, domenica 16 ottobre papa Francesco ha proclamato ufficialmente la santità di Elisabetta Catez, monaca carmelitana scalza, morta nel 1906, all’età di 26 anni.

La sua breve vita stupisce per l’intensità e l’eccezionalità con cui fin da bambina Dio l’ha scelta con sconvolgente evidenza, maturandola straordinariamente con la Sua Presenza. Una “fretta divina” che si accorda con la missione affidatale, con il messaggio che lascerà alla Chiesa e al mondo.

Elisabetta piccolissima avverte un’attrazione particolare per il mistero della Divina Presenza, sente la sua interiorità dolcemente abitata e riempita da un Dio che la ama e di lei si prende cura. Le hanno spiegato che il suo nome significa “casa di Dio”: ed ecco che un insegnamento che poteva perdersi nella confusa memoria di una bambina, diventa, custodito in un cuore assetato, la sua vocazione. Dio abita in lei e percepisce tale contatto con un’immediatezza che solitamente caratterizza il traguardo nella vita spirituale. Ancora prima di entrare in monastero, vive profondamente, senza disgregazione, le normali tappe della crescita umana, condividendo con le coetanee studio, gite, feste, svaghi, ma è come assorbita dal Mistero che la chiama e la coinvolge. Il caldo fluire in sé delle relazioni intratrinitarie alla luce del quale interpreta e vive i rapporti con le persone che ama.

Promettente pianista, riesce con naturalezza a realizzare in sé la congiunzione profonda tra arte e grazia, vivendo permanentemente ciò che tutti qualche volta sperimentiamo, almeno come struggimento, nostalgia e dolore della Bellezza. Chi la sente suonare ricorda: «In quella musica si snodava una serie di arpeggi nei quali mi figuravo l'inseguirsi e l'accavallarsi delle onde... Elisabetta, con il corpo leggermente inclinato in avanti, seguiva il movimento degli arpeggi che traeva dalla tastiera. Si sentiva che il suo corpo era dominato dai movimenti dell'anima, ma era proprio anche il corpo a muoversi in una composta vibrazione, e tutto in lei sembrava misurato, come guidato da un canto interiore. Sentivo evocata la visione del mare, io che non lo avevo mai visto. Più tardi, parecchi anni dopo, trovandomi a Belle-Ile-en-Mer, in un'insenatura in cui le onde battono incessantemente contro le rocce e si frangono sulle strette rive, ebbene, ho ripensato a quella immagine del mare che mi era stata suggerita dal modo di suonare di Elisabetta... C'era qualcosa che emanava da lei, qualche cosa che veniva dalle profondità del suo essere e che lei traduceva nel suo modo di suonare, ed effondeva musica umanamente, naturalmente, ma anche soprannaturalmente. Il suo sguardo colpiva tutti coloro che la vedevano, uno sguardo intelligente, profondo, che vedeva le persone, e attraverso quelle persone c 'era qualcosa che lei distingueva e che non era la persona in sé... non so come spiegarlo... Era uno sguardo che non somigliava ad alcun altro, uno sguardo penetrante, ma di una penetrazione che non era curiosità, né ansia, né desiderio di impadronirsi delle persone, no, niente di simile... era qualcosa che non veniva forse nemmeno da lei: come una grazia soprannaturale che passava da lei a noi, ci penetrava e captava quanto in noi c 'era di soprannaturale... Insomma anche a persone non cristiane dava l'impressione di un essere capace di raggiungere ciò che sta al di là del contenuto umano di ciascuno...»

Effettivamente tutto ciò che accosta e vive è come trasfigurato da una Presenza, interiorizzato nella preghiera. Scrive a una bambina: «… io le insegnerò il mio segreto: è necessario che dimentichi tutti coloro che l'ascoltano e che si senta sola con il Divino Maestro: allora è solo per Lui che si suona con tutta l'anima, e che si sanno trarre dallo strumento accordi puri, e a un tempo possenti e dolci. Oh quanto mi piaceva parlarGli così!».

Aiutati dalla musica, come colloquio e offerta al Signore, vogliamo ripercorrere le tappe della vita e dell’esperienza interiore di Santa Elisabetta della Trinità, in una serata di ascolto e preghiera, aperta a tutti, il 3 novembre alle 21 nella nostra Chiesa. Nel giorno della sua memoria liturgica, l’8 novembre, celebreremo i vespri alle 17.30 e la Santa Messa di ringraziamento per la sua canonizzazione, presieduta dall’Arcivescovo Italo, alle 18.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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