Non presero nulla

Sul Vangelo della 

III Domenica di Pasqua

 

Gv 21,1-19

 

“Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.” (Gv 21,3)

Questo bellissimo e celebre passo del vangelo di Giovanni è completamente posto sotto la luce della Risurrezione del Cristo: Gesù, il Figlio del Padre (Gv 17,1)  è stato glorificato (Gv 17,5), è stato crocifisso, è morto, è stato sepolto, ed è risorto al terzo giorno (Gv 20,1- 19). I discepoli, travolti dal dolore per il Maestro trafitto, per l’amico  - abbandonato e perduto -   si sono sconvolti alla vista del Risorto: hanno dubitato per quanto vedevano e  accolto poi, nel cuore, la meraviglia dell’incredibile;  hanno abbracciato la gioia profondissima della Risurrezione, e hanno potuto consolarsi alla luce di questo sole che non tramonta, che è la persona del Cristo, risuscitato dal Padre.

Eppure dopo la Risurrezione qualcosa è cambiato per sempre.

Non l’amore con il quale i discepoli erano amati: questo amore del Signore infatti nei giorni della Pasqua si è spinto al massimo della sua profondità (fino a scuotere l’inferno) e del suo abbandono:

 « Eloì, Eloì, lemà sabactàni?» « Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (Mc 15,34) .

Con la Risurrezione questo stesso amore di Gesù, sorgendo dal silenzio del Sabato Santo,  sigilla in maniera definitiva il suo “per sempre”: a Maria di Magdala infatti Egli dice senza riserve «Và dai miei fratelli, e dì loro «salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro » (Gv 20,17) e promette ai discepoli « Ecco, Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt28,20).

 

Cosa è cambiato per i discepoli, dopo la risurrezione del Maestro e dell’Amico?

Questo sole che ha illuminato le tenebre della morte, questo Cristo risuscitato dal Padre, ha trasformato anche in maniera nuova la relazione con i suoi più cari amici: l’ha cambiata, l’ha portata ad una profondità nuova che era impensabile per Pietro e gli altri prima della glorificazione del Cristo denudato e inchiodato ad una croce.

Gesù è Vivo! È vivo anche dopo la morte, ma ai discepoli rimane la sfida di affrontare una quotidianità del tutto nuova rispetto a quella precedente e probabilmente assolutamente diversa da quanto potevano immaginare: prima il Maestro era con loro nella sua umanità non ancora risorta, ora è con loro, sì, ogni giorno, ma nella Sua umanità risorta e questo richiede ai discepoli la pazienza e l’attesa di abitare il vuoto, un assenso sempre più grande  nella Fede.

In questo bellissimo passo dal sapore post- Pasquale vi è dunque anche lo spazio per una quotidianità completamente e pienamente umana: vi è spazio per “il vuoto” lasciato dall’Amico, per la nostalgia di tutto ciò che era; vi è spazio per il dubbio, e per il mistero: come sarà con noi tutti i giorni?. Cristo si mostra a Tommaso perché questi aveva bisogno di vederlo e toccarlo, e più volte si mostra ai discepoli dopo la risurrezione, ma il suo mostrarsi dura lo spazio di un incontro: dopo vi è tutta la vita…

È in questo contesto che Pietro, mentre si trovava in Galilea nei pressi del Lago di Tiberiade assieme a Tommaso, Natanaele, i figli di Zebedeo e altri due discepoli, disse: «Io vado a pescare». Ed essi lo seguirono.  “Ma quella notte non presero nulla.” (Gv 21,3)

È il ritorno alla vita di prima, al luogo del primo incontro con  Gesù, ritorno alle reti vuote e alla delusione, e allo stesso tempo è l’esperienza nuova del percepire che qualcosa è cambiato per sempre: che un Amore immenso ha scavato un vuoto nell’ intimo che nessuna cosa o creatura può colmare. Questo e tanto altro doveva palpitare probabilmente nel cuore dei discepoli in quella notte di pesca infruttuosa e “inutile”.  Ed è proprio  in quel momento che Gesù li cerca ancora.

Era l’alba. Essi non compresero che fosse Gesù. Ed egli chiese loro « Figlioli, non avete nulla da mangiare?» (Gv 21,5).  Gli risposero: «No». Quella che poteva sembrare ai loro occhi la domanda di un estraneo che chiedeva per bisogno, si trasforma nell’inizio di un banchetto a loro donato: «Gettate le reti dalla parte destra della barca e troverete» . La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse: «È il Signore!» (Gv 21,67). E Pietro si gettò in mare, d’impeto, per raggiungere il suo Maestro.

Attraverso questo passo della Scrittura possiamo percepire che il Signore volge a noi, oggi , in questo tempo Pasquale la stessa domanda: “Figlioli, non avete nulla da mangiare?”

E alla nostra intima risposta: “No, Signore, non abbiamo nulla…” Egli ci prepara ancora una volta un banchetto: oggi.  Pone il Suo sguardo sulle nostre ferite e sulla nostra fame, come nessun altro potrebbe fare: Egli che è la Vita stessa si prende ancora cura della vita di quanti ama:  “Venite a mangiare(Gv 21,12).  

A Pietro che per due volte risponde “ti voglio bene” alla domanda “mi ami?”, Gesù chiede alla terza volta semplicemente: «Mi vuoi bene?» , «Signore, tu sai tutto » risponde Pietro « tu sai che ti voglio bene» (Gv 21, 17). Gesù si “abbassa” anche da Risorto: attende, Ama egli per primo: non pretende da coloro che ama ciò che non possono ancora dare, ma accoglie con fiducia e con una speranza  più forte della morte. E sarà questa speranza a dare a Pietro la possibilità di crescere poiché egli giungerà veramente ad “amare” Lui , quando affronterà il martirio per il Suo nome.

 

 Nella Luce della Pasqua vi è spazio per il vuoto visitato dal Risorto, per la nostalgia, per la notte, per la delusione, l’assenza e la presenza, e per la povertà che invoca il Cristo: Colui che ormai è il solo che può dare un senso alla sfida di un’intera vita giocata nella Fede.

Ed Egli non smette di amarci: è Lui colui che ci viene incontro, sempre, sempre nella notte, è Lui che si incammina ancora verso di noi e si fa prossimo proprio lì nelle nostre lacrime: lì, dove stentiamo a capire, lì dove la delusione pervade il nostro cuore; lì dove non sappiamo come “amare” e possiamo “solo voler bene”, lì dove stentiamo a trovare “il posto”  nel nostro intimo nel quale porre questa Luce immensa della risurrezione, lì Egli viene ancora: ci chiama “Figlioli”… e prepara un banchetto per noi,  cosicché la notte faccia spazio ad un alba chiara ed il nostro bene possa – anche solo alla fine della vita! – mutarsi in Amore, per mezzo del Suo Amore.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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