Un'interpretazione cristologicadella Parabola della Misericordia

Lo scandalo della morte di croce e ancor più della Risurrezione: ecco l’esperienza che riviviamo in questa Grande, Santa Settimana che culmina con l’annuncio della Pasqua.

L’evangelista Luca, di cui seguiamo il racconto nella liturgia, non esita a sottolineare la paura, l’incertezza, l’incredulità e lo stupore delle donne recatesi al sepolcro e degli apostoli. Se la croce è follia, la Resurrezione è scandalo che inevitabilmente attraversa il timore e il dubbio. Come può, qualcuno che abbiamo visto spegnersi tra le atroci sofferenze di una morte ingiusta, essere definito “Vivente”? Eppure è questa la domanda che le donne si sentono rivolgere la mattina di Pasqua: «Perché cercate tra i morti il Vivente?» (Lc 24,5). Sono invitate a cogliere nel legame umanissimo e affettuoso con il loro maestro lo spazio dell’annuncio pasquale, il luogo in cui, grazie all’amore sino alla fine di Gesù, sperimentiamo luce nelle tenebre, speranza nell’angoscia, vita nella morte. La resurrezione spiazza, disorienta la ricerca e richiede una buona dose di abbandono fiducioso, un salto di fede, sostenuto da quanto abbiamo contemplato e vissuto con Gesù il Venerdì Santo.  Il nostro Salvatore non subisce la morte, ma ne fa un evento di vita, non la fine, bensì il compimento della propria missione, libertà di donazione totale al Padre e a noi; l’amore per noi, cresciuto e dilatato nei suoi anni di condivisione terrena, vince la morte e la risignifica.  Reclina il capo, prima di donarci ancora il suo Spirito, nell’ultima significativa oblazione, come nell’assenso a ciò che ha sempre amato e desiderato. La Pasqua, tragico evento di vita, è il suo desiderio ardente, compiuto nell’abbraccio di amore che riceverà dal Padre:

 

«Egli che non è nato da stirpe umana, né da desiderio umano, né da volontà umana, ma da Dio stesso, un giorno prese con sé tutto quello che era sotto il suo sgabello e partì con la sua eredità, il suo titolo di Figlio e l’intero prezzo del riscatto. Partì per un paese lontano…la terra lontana…dove si fece simile agli esseri umani e svuotò se stesso. La sua gente non lo accettò e il suo primo letto fu un letto di paglia! Come una radice in terreno arido, crebbe davanti a noi, fu disprezzato, il più umile tra gli uomini, davanti al quale ci si copre la faccia. Molto presto conobbe l’esilio, l’ostilità, la solitudine…dopo aver dato via tutto in una vita di generosità, il suo valore, la sua pace, la sua luce, la sua verità, la sua vita…tutti i tesori della conoscenza e della saggezza e il mistero nascosto tenuto segreto per epoche infinite; dopo essersi perduto tra i figli perduti della casa di Israele, passando il suo tempo con i malati (e non con i sani), con i peccatori (e non con i giusti), e persino con le prostitute cui promise l’ingresso nel Regno di suo Padre; dopo essere stato trattato come un ghiottone e un ubriacone, come un amico degli esattore delle tasse  e dei peccatori, come un samaritano, un indemoniato, un blasfemo; dopo aver offerto ogni cosa, perfino il suo corpo e il suo sangue; dopo aver provato profondamente in se stesso tristezza, angoscia e turbamento; dopo aver toccato il fondo della disperazione, di cui volontariamente si era fatto carico in quanto abbandonato dal Padre, lontano dalla sorgente dell’acqua di vita, gridò dalla croce cui era stato inchiodato: «Ho sete». Fu deposto a riposare nella polvere e all’ombra della morte. E lì, il terzo giorno, risuscitò dalle profondità dell’inferno dove era disceso con il peso dei crimini di noi tutti, dei nostri peccati dei nostri dolori. Balzando in piedi, gridò: «Sì, ascendo al Padre mio e Padre vostro, al Dio mio e al Dio vostro». E risalì al cielo. Poi nel silenzio, guardando il Figlio e tutti i suoi figli, poiché suo figlio era diventato tutto in tutti, il Padre disse ai servi: «Presto! Portate qui il vestito più bello e rivestitelo: mettetegli l’anello al dito e i calzari ai piedi; mangiamo e facciamo festa! Perché questi miei figli che, come sapete, erano morti, sono tornati in vita; erano perduti e sono stati ritrovati! Il mio Figlio prodigo li ha riportati tutti». Cominciarono tutti a far festa ne loro abiti lunghi, diventati bianchi perché lavati nel sangue dell’Agnello». (Frère Pierre Marie)

Buona Santa Pasqua di Resurrezione e di Misericordia!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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