Il RE MENDICO

Sulle letture della Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell'Universo

 

Con la Solennità di Cristo Signore Re dell’Universo si conclude l’anno liturgico, in essa sono come ricapitolati i misteri della nostra salvezza che abbiamo celebrato. Gesù, nato, morto e risorto per noi, ci ha rivelato l’amore del Padre e la nostra vocazione di figli partecipi della sua vita. Egli è il Re che si prende cura del suo popolo.

Il Profeta Ezechiele ci presenta il Signore come il Pastore che passa in rassegna il gregge, che conduce al pascolo le pecore e le fa riposare, che andrà in cerca della pecora smarrita e fascerà quella ferita…questo ha fatto Gesù, si è abbassato fino a farsi nostro fratello, a prendere su di sé la nostra debolezza, a caricarci sulle sue spalle. Lui è il Re che si fa servo, Pastore amorevole verso il suo gregge, a cui dona Sé stesso e la sua vita. Lui ci chiama a somigliargli, fino al punto di fare anche noi ciò che ha fatto Lui. Il brano del Vangelo di Matteo ci pone davanti al giudizio universale quando Gesù Signore, nella sua gloria consegnerà il Regno a Dio Padre: ciò che guarderà in noi sarà se avremo vissuto il comandamento dell’amore, cioè come gli saremo stati somiglianti nell’amore e nella compassione verso il fratello, sacramento della sua presenza. Guarderà in noi se quando aveva fame gli abbiamo dato da mangiare, se lo abbiamo accolto,…rivestito, visitato. Dio non ci impone niente ma si offre e si dona a chi si apre ad accoglierlo. Sarà la nostra risposta stessa che diventerà il nostro giudizio quando Egli separerà gli uni dagli altri, le pecore dalle capre. Gesù ci appare in questa Domenica come il Re che dal suo trono giudica i suoi sudditi secondo la loro corrispondenza all’esempio e all’invito ricevuto. Ma il suo è un giudizio particolare perché emesso dalla misericordia e in base ad opere di misericordia. Perché il suo non è un Regno di potere e di supremazia, di dominio e di oppressione, ma un Regno di amore e di servizio, di accoglienza e di verità. Le pecore sono chiamate a somigliare al loro Pastore, al Pastore che con la sua vita , la sua morte e resurrezione ci ha rivelato il cuore del Padre e ci ha aperto le porte del Regno. Amare veramente i fratelli ci affascina, ma anche ci spaventa, perché intuiamo che ci coinvolge profondamente e compromette la nostra vita, portandoci fuori dal nostro “quieto vivere”. Da soli non possiamo farcela. Se Lui è con noi però, non manchiamo di nulla, perché Lui rinfranca l’anima e ci guida per il giusto cammino, perché bontà e fedeltà saranno compagne tutti i giorni della vita. Il nostro Re è misericordioso e ricco di amore verso di noi, se gli apriamo il cuore dona anche a noi un cuore di misericordia e di amore verso noi stessi e verso il prossimo. Dio è amore e l’amore è il dono più grande per la vita. Scrive S. Giovanni della Croce: “alla sera della vita saremo giudicati sull’amore. L’amore ci conduca ad abitare nella casa del Signore per lunghi giorni.

 

 

 

Volgiti a me Signore

Nuovo percorso sulla preghiera.

Venerdì 28 settembre

alle 21

La preghiera di benedizione

leggi di più

          leggi di più...

La vita dei Santi Carmelitani:

 Santa Teresa di Gesù

Idea regalo del mese