Veri figli del Padre...

 

XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Ez 18,25-28; Sal 24; Fil 2,1-11; Mt 21,28-32

Dio ci crea suoi figli nel Figlio amato e non viene mai meno al suo Amore per noi. Noi tutti, invece, veniamo meno in tanti modi e con mille scuse al suo Amore per noi e il male peggiore è che non riconosciamo la nostra infedeltà e non ce ne pentiamo. Tante volte trattiamo Dio come se non esistesse, come se non udisse e non vedesse, come se non fosse “sensibile” e attento al nostro comportamento (interiore ed esteriore)nei suoi confronti.

 Gesù porta l’esempio di questi due figli: due figli entrambi amati dal padre. Il primo gli dice di Sì a parole e No con i fatti, il secondo dice No a parole e Sì con i fatti. Al di là dell’obbedienza esteriore, che cosa dispiace maggiormente al padre? Certamente la superficialità, la noncuranza, il disamore del primo. Perché gli dice di Sì e poi non fa ? Perché non gli importa del padre, lo tratta come un estraneo, un essere indifferente, un padrone a cui non vuol sottostare e non come un padre che ama e a cui vuol far piacere. Questo atteggiamento rattrista profondamente il padre, mentre il No del secondo lo sorprende sul momento, ma poi lo fa sorridere e lo rallegra.

Quale dei due figli vogliamo essere?

E non dimentichiamo che c’è anche un terzo modo di essere figli: quello di rispondere al padre di Sì, facendo subito e volentieri quello che egli dice. Non per costrizione, ma per amore. Come Gesù, che conosce il Padre e fa sempre la Sua Volontà.

Gesù conosce il Padre per esperienza diretta, nella Sua realtà di Amore assoluto, immutabile, eterno, sapiente e umilissimo e sa che tutto quello che Egli chiede non è e non può essere altro che Bene.

Noi abbiamo questa certezza assoluta o cadiamo nei lacci del dubbio, dell’incertezza, della sfiducia, del disamore, dell’indifferenza? E se cadiamo in questi lacci sappiamo rendercene conto, accettando umilmente e realisticamente di avere sbagliato? A questo punto sappiamo correre tra le braccia di Dio per chiedergli perdono e supplicarlo di aiutarci a non peccare più? E’ questo il dinamismo che conta davanti al Padre e che ci rende Suoi veri figli, sempre rigenerati e rinnovati dal Suo Amore onnipotente e misericordioso. Se invece davanti ai nostri errori ci deprimiamo, fermandoci a piangere sul latte versato, dubitando del potere di Dio di “far nuove tutte le cose”, allora impediamo a Dio di intervenire e di farci passare dalla morte alla vita, in quella specifica e concreta situazione.

 

Alimenta in noi, Signore, una Fede vera, retta e profonda e donaci la coerenza della vita. Fai che crediamo sempre al Tuo Amore per noi e che mai “attribuiamo a Te niente di ingiusto” (vedi libro di Giobbe). Donaci di saperti dire sempre di Sì con le parole e con i fatti, perché la nostra vita sia autentica e senza ipocrisia, capace di glorificarti e di cooperare all’edificazione della Chiesa e al bene di tutta l’umanità.

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