Lettere ai familiari

Le lettere ai familiari giunte a noi sono molto poche in confronto di quelle che Teresa ha certamente scritto, quindi la prospettiva che ci offrono, non può coprire tutto lo spettro delle dinamiche presenti nelle relazioni familiari, ma ci offre uno “spaccato” molto ricco e interessante. Teresa proviene da una famiglia numerosa: il Padre Alfonso Sancez de Cepeda aveva avuto dalla prima moglie, morta prematuramente, tre figli: Giovanni Sancez de Cepeda, Pietro e Maria de Cepeda. Dalla seconda moglie ne ebbe nove: Fernando, Rodrigo, Teresa, Lorenzo, Antonio, Pietro, Girolamo, Agostino e Giovanna. Escluse le sorelle e i fratelli morti precocemente, tutti i fratelli di Teresa cercarono fortuna nelle Indie (America latina). Partire per l’America era una costante per i giovani dell’epoca, soprattutto per i conversos come erano i de Cepeda, cioè ebrei convertiti. Era un modo per rifarsi una vita, per consolidare e rafforzare la propria posizione sociale. Le lettere ci “dicono” anche come in Spagna spesso si attendessero aiuti economici dalle ricchezze dei parenti trasferitisi nel nuovo mondo. Dalle Indie torneranno solo Pietro, rimasto vedovo e ammalato di malinconia, e Lorenzo, anch’egli vedovo, con i tre figli Francesco Lorenzo e Teresita. Anche con l’aiuto di Teresa il figlio Francesco si accasò con una giovane di nobile casato.

È andata perduta tutta la corrispondenza con il Padre, con la sorella Maria, con gli zii, con i fratelli in America.

 

Rapporto di Teresa con i familiari

Le lettere dirette ai suoi familiari in nostro possesso, sono tutte posteriori all’anno 1561: Teresa ha ormai 46 anni e sta per iniziare l’avventura di Fondatrice. In esse incontriamo una Teresa molto attenta e legata ai familiari, interessata alle loro vicende, alla loro condizione, all’educazione dei figli[1] e al loro futuro, interessata soprattutto al loro cammino nel bene. Naturalmente la profondità dello scambio è relativa al tipo di rapporto e alla sintonia creatasi con i corrispondenti. Più intimo e profondo è il legame con Lorenzo; attento, quasi materno quello con Giovanna, la sorella minore che Teresa segue e aiuta. Sono eloquenti alcune sue espressioni che manifestano i suoi desideri per l’unificazione della famiglia: che ci riunissimo tutti qui e ci aiutassimo poi a riunirci per sempre[2]; la svelanomolto umana e semplice quando scrive sempre a Lorenzo: se lei fosse qui, vicino a me, non mi mancherebbe nulla…Dio la ricompensi del pensiero che si da per la mia salute, mi solleva molto dalla pena il vedere che anche lei soffre della mia permanenza qui…[3];che la mostrano provata dalla morte del fratello: Mi lascia molto sola[4]; con sentimenti di delicata nostalgia per la sorella: se volessi cercare la mia soddisfazione sarebbe per me una pena il fatto che siamo sempre separate [5].

 

 

Teresa donna coerente

Che relazione c’è fra le lettere e quanto scrive nelle sue opere? C’è contraddizione? C’è coerenza e continuità?

Si coglie una profonda coerenza in Teresa fra le lettere e le Opere: sono due prospettive che si completano e illuminano a vicenda.

Anzitutto si deve tener presente come dicevamo, che le lettere ai familiari giunte a noi, ad eccezione di quella a Lorenzo del 1561, sono tutte posteriori al 1569: Teresa è maturata nel cammino della fede, ha vissuto la sua conversione e attraversato il travaglio di sentirsi divisa fra Dio e le persone, si è lasciata unificare in un Solo Amore nel quale ritrova e raccoglie tutti e tutto. Si muove ormai in una certa libertà affettiva. Racconta nella Vita: La visione di Gesù mi impressse nell’anima la sua incomparabile bellezza che ho ancora presente…e ne trassi il vantaggio che dirò. Avevo un difetto gravissimo, da cui mi erano venuti molti mali. Quando mi accorgevo che una persona mi voleva bene e mi era simpatica, mi affezionavo ad essa sino ad averla sempre nella mente. Non già che volessi offendere Iddio, ma mi compiacevo nel vederla, nel pensare a lei e alle buone qualità che possedeva: e ciò con tanto mio danno d’averne l’anima perduta. Ma dopo aver visto la grande bellezza del Signore, non vi fu persona che al suo confronto mi apparisse così piacevole da occupare ancora il mio spirito. Per essere del tutto libera mi basta gettare lo sguardo sull’immagine che porto in me, e innanzi alla bellezza e perfezione del mio Signore, le cose di quaggiù non fanno che disgustarmi…perciò non credo che alcuno possa ancora occupare il mio spirito, almeno che in castigo dei miei peccati Dio non permetta che ne perda la memoria: basterebbe per liberarmene il più lieve ricordo di Lui. [6]Possiamo accostare il rivelarsi spontaneo dell’animo di Teresa nelle sue lettere a quanto lei stessa scrive nella Vita: … Per fare un po’ di bene occorre avere sode virtù altrimenti si finisce con essere di tentazione, come avvenne a me, quando, come ho detto, procuravo di condurre altri all’orazione [..].Anche a prescindere da questo, vi è l’inconveniente che l’anima ne possa scapitare, perché la cosa a cui da principio si deve molto badare è di attendere alla propria esclusiva formazione, immaginandoci che non vi sia sulla terra altri che Dio e noi: considerazione molto utile [...] il più sicuro per l’anima che comincia a fare orazione è di dimenticare tutto e tutti per non attendere che a se stessa e a contentare il Signore. Questo è così importante, che non finirei tanto facilmente se volessi narrare tutti gli sbagli che ho visto commettere da chi si fidava della propria buona intenzione[7]. Lei ha già attraversato questa prima fase della vita spirituale.  La sentiamo così profondamente vicina e veritiera quando scrive: pochi anni fa mi sembrava non solo di non essere attaccata ai miei parenti, ma perfino di esserne annoiata, tanto da non poter sopportare la loro conversazione. Ora per un certo affare dovetti recarmi presso una mia sorella che prima amavo teneramente…..mi accorsi che le sue pene diventavano le mie e mi preoccupavano di più che non quelle degli altri. Da ciò compresi che non ero così distaccata come credevo, e che avevo ancora bisogno di fuggire le occasioni se volevo far crescere il distacco di cui Dio cominciava a favorirmi. E così con la sua grazia ho sempre cercato di Fare.[8] Anche l’amore per i parenti, (e non dobbiamo dimenticare che in “Cammino” 9,3 Teresa fa una distinzione fra genitori e fratelli e gli altri parenti) Teresa lo vive a partire da un centro che ha già raggiunto e accosta persone e cose da questa prospettiva. È libera nel cuore per cui certe attenzioni non la distolgono più dal Signore, anzi, sono uno degli ambiti concreti i cui vive l’amore per il Signore. Nella lettera a Lorenzo deldicembre 1561scrive: certo una delle grazie che il Signore mi ha dato è l’aver fatto loro intendere che cosa sia il mondo, così che abbiano scelto di restare tranquilli, e il farmi vedere che seguono il cammino del cielo, cioè quanto mi auguravo maggiormente di sapere [9]. E a Giovanna: Non c’è per me felicità che equivalga quella di vedere che coloro che amo tanto, cioè i miei fratelli, hanno luce per volere il meglio [10]. Questo ricorda quanto insegnava nel “Cammino” circa l’amore perfetto: Se queste tali amano una persona, desiderano subito che ella ami il Signore e ne sia riamata… [11], e anche: ...l’anima che ne è presa (da vero amore) desidera che l’amica progredisca. E inconsolabile è il suo dolore quando non la vede avanzare [12]. Se lo si desidera per una amica, quanto più per un fratello e una sorella!

Mai gli interessi familiari sono in conflitto con la sua vocazione e, se deve scegliere, sceglie sempre questa e le sue esigenze, il Signore e la sua volontà. Le chiedo una cosa per carità, scrivea Giovanna, di non amarmi per trar profitto dagli affari del mondo, ma perché io la raccomandi a Dio in quanto io non posso far nulla d’altro, e questo mi da molta pena…..si renda conto che considerato come va il mondo e lo stato in cui mi ha posto il Signore, quanto meno si penserà che io faccio qualche cosa per lei, tanto meglio sarà per me; ciò conviene al servizio del Signore….bisogna che si sappia ch’io ciò di cui dispongo, lo devo spendere per l’Ordine, perché gli appartiene….non potrà mai immaginare la pena che provo, ma poiché agisco per servire Dio, sua Maestà veglierà su vostra grazia e sulle sue cose…. Quando vedo una delle postulanti portare qui qualcosa di valore, io penso a lei e a Beatrice, ma non ho mai osato prendere nulla, nemmeno pagandolo col suo denaro[13]. Anzi, se ci sono conflitti di interessi, Teresa si schiera dalla parte delle monache come fu per una disputa con le monache di Salamanca per un passaggio vicino al loro Monastero[14]. Così non antepone la sistemazione di suo fratello Pietro, molto problematico, dinanzi al bene dei suoi Monasteri, respingendo la proposta di farlo ospitare in uno di essi.[15] Teresa però è anche giusta, e ricorda alle monache di Siviglia del loro debito con il fratello don Lorenzo che le ha molto aiutate e che ora ha bisogno della restituzione del debito che hanno contratto con lui.

 

Teresa donna pratica e concreta:

Spicca nelle lettere il suo senso pratico, i consigli spiccioli sulla vita, gli affari, le relazioni, vi incontriamo una donna vera e concreta, esperta non solo delle vie di Dio, ma anche della vita degli uomini. Consiglia Lorenzo sul tenore di vita da tenere, dà consigli a Giovanni, il cognato un po’ geloso ma disponibile, e a Giovanna su come chiedere favori e avere aiuti ecc. Si interessa della salute dei congiunti e si confida sulla propria.

Colpisce il suo atteggiamento verso la nobiltà. Teresa proveniva da una famiglia di conversos, ne abbiamo un cenno nella Lettera a Lorenzo in Perù del 23/12/1561, in cui si parla dell’invio delle lettere esecutorie, sono attestati di hidalgia, segno del travagliato sforzo della famiglia di emanciparsi e acquisire una posizione sociale. Cosciente della schiavitù delle convenzioni sociali e della libertà a cui il Signore ci chiama, nei suoi Carmeli vuole ed esige la libertà dalla ricerca di onori, di titoli, di blasoni ecc, ma è contenta quando i suoi nipoti fanno “buoni matrimoni” sposandosi con donne della nobiltà. Nella lettera al nipote Lorenzo esalta le virtù e l’estrazione sociale della sposa del fratello Francesco: La sposa è molto bella e saggia…la madre è prima cugina del duca di…, nipote del Duca dell’Infantado e di altri molti signori titolati. Infine, sia da parte di padre che di madre, dicono che nessuno in Spagna la superi in nobiltà. …[16]  

Per sé e per i suoi Carmeli vuole libertà, ma per i suoi congiunti che vivono nel mondo, accetta anche “la serenità” di una condizione sociale stimata.

 

Teresa donna di fede e guida nella fede: corrispondenza con Lorenzo

Nelle lettere traspare soprattutto la sua fede e il suo costante rapporto con il Signore. Si può cogliere nelle benedizioni iniziali, negli auguri finali, nell’intercalare, ma soprattutto nella prospettiva di fede profonda con cui affronta ogni situazione e relazione, segno del suo essere centrata profondamente nel Signore. Le preoccupazioni, le speranze, i racconti, le premure che manifesta per i suoi congiunti, sono sempre ispirate, motivate, condotte da un atteggiamento di fede al quale ormai tutto è ordinato.

Questo traspare soprattutto nelle lettere a Lorenzo, verso il quale esercita un vero e proprio autorevole magistero. Lorenzo è il fratello intimo, minore di Teresa di quattro anni, è tornato dalle Indie nell’agosto del 1575. Le lettere a lui dirette ci permettono di accostare un legame che matura nel tempo, nella confidenza reciproca, nella condivisione del cammino di fede, nella direzione spirituale di Teresa verso Lorenzo (cosa eccezionale che una donna diriga un uomo nel ‘500) ma anche nel confronto su affari e raccomandazioni pratiche. Lorenzo sotto la sua direzione crescerà molto nelle vie dell’orazione, senza dimenticare i suoi doveri di padre e di gentiluomo[17]. In “Vita” 7,20 Teresa ha invitato chi inizia il cammino dell’orazione a conversare con chi pratica l’orazione ed è questo che lei offre al fratello Lorenzo, attratto fortemente a seguire il Signore sul cammino della preghiera. È quanto lei stessa aveva fatto anche nei riguardi del padre:

mi sembrava che non vi fosse sulla terra altro bene che attendere all’orazione, e siccome amavo molto mio padre, mi venne il desiderio che ne godesse anche lui [18].

Desidera che il fratello torni in Spagna e si unisca a lei nella “causa del Signore”: il Signore mi conceda... il conforto dell’unione di entrambi per meglio adoperarci in favore del suo onore, della sua gloria, giacchè ciò che mi affligge maggiormente è vederne perdersi tante e quei suoi indiani non mi costano poco[19]. A lui ha confidato il progetto di fondazione di S. Giuseppe e lo “coinvolge” nell’ansia della ricerca della Volontà di Dio e del bene delle anime. Risuonano le parole scritte nelle Mansioni: Come deve trascurare il proprio riposo, l’anima che vive così unita al Signore…se ella si intrattiene spesso con Lui, finisce col dimenticare se stessa per esaurire ogni sua preoccupazione nel cercare di maggiormente contentarlo…Questo è il vero fine dell’orazione….a questo tende il matrimonio spirituale: a produrre opere ed opere… [20].

Al fratello Lorenzo, permetterà di leggere le sue Opere, gli confiderà alcune delle grazie mistiche che ha ricevuto: da oltre otto giorni mi sono tornati i rapimenti…ne provo vergogna, …prego Dio di evitarmi questo in pubblico…e lo chieda anche lei, perché comporta molti inconvenienti e non mi sembra più orazione…in questi giorni sono in parte come ubriaca; almeno però mi rendo conto che l’anima è in buono stato e pertanto siccome le potenze non sono libere, è penoso dover attendere a più di quel che l’anima voglia…di ciò che mi comunica…sono già passata per questa forma di orazione, dopo la quale l’anima suole trovare riposo  e a volte pratica alcune penitenze…è infatti un tocco d’amore che Egli da all’anima e se Va aumentando vostra grazia capirà quello che dice di non aver capito nella mia strofa…[21]

…io non ho ora alcun raccoglimento soprannaturale, come se non  l’avessi mai avuto,il che mi stupisce molto, perché non dipenderebbe da me resistervi[22].

 

Teresa guida nel cammino di orazione:

I consigli che Teresa gli fornisce circa il cammino di orazione richiamano tantissimo il suo magistero del “Cammino”, della “Vita”, delle “Mansioni”:

Al fratello che deve essersi lamentato con lei di non aver tempo per l’orazione scrive: non s’illuda, giacchè il tempo bene impiegato, qual è quello di badare al patrimonio dei suoi figli, non impedisce l’orazione. Spesso Dio dà più in un attimo che in molto tempo, le sue opere, infatti, non si misurano col tempo…quando vogliamo sottrarci al lavoro tutto ci stanca… [23]Sentiamo qui l’eco di quanto insegna ad esempio nelle “Fondazioni”: Dio si trova fra i fornelli…, o in Vita:  l’orazione non è che un fatto di amore, ed è inesatto pensare che non si abbia orazione se non quando si disponga di tempo e di solitudine [24].

Esorta ancora il fratello: È una grande grazia di Dio che la stanchi quanto sarebbe di riposo ad altri, ma per questo non deve rinunciarvi, perché dobbiamo servire Dio com’egli vuol essere servito e non come vogliamo noi…[25]

Spesso Teresa torna nelle sue esortazioni sul dominio della volontà, un tema a lei molto caro, come quando Lorenzo le chiede ripetutamente di potersi dare come penitenza la disciplina e lei con molta saggezza educa i suoi ardori, pienamente coerente con la sua convinzione che più del rigore fisico sono fondamentali le virtù per il cammino dell’orazione, come insegna nel “Cammino” e nelle “Mansioni”: per nessuna ragione si dia la disciplina più di quanto nella lettera le dico, ma solo due volte la settimana…….non glielo consento di più, anche perché è maggior penitenza moderarsi dopo aver cominciato: così si piega la volontà[26], se deve sentire male ai reni, deve rinunciare al cilicio e alle discipline, perché le sarebbe di gran danno. Dio preferisce la sua salute alla sua penitenza, e che lei obbedisca.[27] Esorta ancora il fratello alla moderazione, basandosi sulla propria esperienza, perché il maggior bene dell’orazione è la conformazione alla volontà di Dio: Stia molto attento a non tralasciare di dormire e di fare una colazione sufficiente, perché, a causa del desiderio di soffrire qualcosa per Dio, non si sente il male finché non è ormai un fatto compiuto…Stia attento che nulla abbia a nuocerle. Dio le fa una grande grazia concedendole di sopportare così bene la mancanza di orazione, il che è segno della sua sottomissione alla volontà divina e credo sia questo il maggior bene causato dall’orazione[28]. Colpisce la sicurezza di esperienza con cui lo guida, consigliandogli di leggere i suoi scritti[29] ela saggezza e il sano realismo con cui lo rimprovera di aver fatto un voto senza consultarla, comandandogli di commutarlo immediatamente. Così come la sapienza con cui accondiscende, ma modera i suoi impulsi a levarsi dal sonno per pregare: facendo attenzione a non perdere il sonno o a prendere freddo… perché può arrivare, senza accorgersene, a non poter più fare orazione… Dio la conduce per la via dell’amore… è Lui che a volte gli impedisce l’orazione per misericordia e questa è una grazia più grande di quando ne dà molta… [30].

Lo accompagna con sicurezza sulla via dell’orazione e lo rassicura sui dubbi: La calma preghiera di cui mi parla è orazione di quiete, da me descritta in quel libricino…Circa quegli impulsi sensuali, che lei ha per fare esperienza di ogni genere di prove, gliel’ho detto, vedo bene che non è questione pertinente al suo caso e che il meglio è non darvi importanza…[31]. E quando Lorenzo pensava di dover stare sveglio per pregare risponde con verità e schiettezza: Per noi che abbiamo una certa età è necessario trattare il nostro corpo in modo che non faccia crollare lo spirito…È ben sciocco a credere che questa sua orazione è come quella che non mi lasciava dormire! Non ha niente a che vedere con essa, perché io, mi sforzavo molto più di dormire che di stare sveglia[32]. Riconosce però in lui l’azione del Signore e lo incoraggia. È bello vedere che a un laico Teresa insegna la via dell’unione con il Signore e della orazione che non è legata ad uno stato di vita particolare: Certo le grazie che le fa il Signore, con gli effetti che di esse le restano, sono causa per me, di lodarlo grandemente. Vedrà quanto siano grandi dal fatto che la lasciano con virtù tali che non riuscirebbe ad acquistarle con molti sforzi. [33] Lo sprona anche a non scoraggiarsi e a non mancare di umiltà in questo senso: lasci fare al Signore della vigna, che sa ciò di cui ciascuno ha bisogno [34].

 

Teresa guida nella carità

Aiuta Lorenzo nel “sopportare” Pietro e a vedervi un’occasione preziosa di vivere il suo desiderio di servire il Signore. Vi sentiamo la risonanza della sua attenzione alla formazione dell’interiorità e alla preziosità che ciascuno si veda nella verità. Del cruccio di vostra grazia non mi meraviglio, ma mi meraviglio che abbia così vivo desiderio di servire Dio e che le sembri tanto pesante una croce tanto leggera. Dirà subito che proprio per servire maggiormente Dio vorrebbe non averlo con sé. Oh, fratello, come non conosciamo noi stessi! In tutto questo, c’è un po’ di amor proprio[35]. A proposito del fratello Pietro, molto problematico, Teresa manifesta con semplicità e verità le fatiche interiori che le causa, ed è bello affacciarsi alla sua interiorità di affetti e vedere come, nell’amore fraterno che la lega a Lorenzo ma anche a Pietro, vissuto nell’amore di Dio, cerca di aiutare l’uno e l’altro. Comprende che Pietro è “fragile”nella sua stranezza e anche che non può imporre a Lorenzo pesi importabili che gli tolgano serenità. Propone quindi una soluzione ragionevole con molta abilità, in modo da evitare scrupoli di coscienza ma muovendosi in una ragionevole carità. Le dico che Dio sembra permettere l’indurci in tentazione da parte di questo pover’uomo, per vedere fin dove arrivi la nostra carità. E’ certo caro fratello, la mia è così poca nei suoi confronti, che me ne affliggo molto perché non solo non è quella dovuta ad un fratello, ma anche considerandolo come prossimo…provo assai scarsa pietà. Vi pongo rimedio rimettendomi subito a fare quello che devo per contentare Dio, ed essendoci di mezzo Sua Maestà, mi sento pronta a sopportare tutto per lui…supplico vostra grazia, per amore di Nostro Signore, di farmi il favore di non riprenderlo più in casa, per quanto egli possa pregarla…

Della tristezza di cui vostra grazia mi parla, così improvvisa, ho pensato che la causa sia la partenza di questa persona, perché Dio è fedele, e se costui è pazzo (come io credo) a tale riguardo, è chiaro che in base alla legge di perfezione lei sarebbe tenuto a sistemarlo come meglio potesse….prendendo qualcosa dalle altre elemosine per darle a lui come quelli a cui è maggiormente obbligato…Mi creda, quando Dio fa  qualcuno le grazie che fa a lei, vuole che si facciano per Lui grandi cose, e questa è molto grande. . Le dico però che se egli muore in tal viaggio, lei, col carattere che ha, non finirà di piangerlo, né Dio di opprimerla, perciò è necessario di riflettere prima di commettere un errore irrimediabile; se infatti, lei si pone davanti a Dio come deve, non sarà più povero per quello che gli darà[36]. Fornisce poi a don Lorenzo suggerimenti molto concreti e realistici su come aiutare economicamente il fratello spendendo come quando lo manteneva nella sua casa. Questa lettera è un esempio di amore fraterno vissuto con lucidità e realismo illuminati dalla fede.

Accostando le Lettere ai Familiari, incontriamo Teresa donna, religiosa, profondamente umana, una donna di fede che vive intensamente le relazioni con unità di cuore. Colpisce la libertà di cuore con cui negli anni di maggior sofferenza per la Riforma (1577-1578) si interessi con tanta partecipazione alle vicende e ai problemi dei suoi. Un solo Amore ormai illumina la sua vita, e da questa prospettiva accosta ogni persona e ogni situazione.

 

 



[1] lettera a Lorenzo del 9 luglio 15769

[2] lett. a Lorenzo del 1 gennaio 1570

[3] 24 luglio 1576 

[4] 27 dicembre 1580

[5] a Giovanna  14 gennaio 1580

[6] V. 37,4

 

[7] V. 13,8.9.10

[8] V. 31, 19

[9] Lettera del 23/12/1561 n° 5

[10]Lettera  del19 ottobre 1569

[11] C 6,9

[12] C. 7.1

[13]  Lettera del 6 dicembre 1569

 

[14] Lettera del 4 febbraio 1572  al cognato Giovanni de Ovalle

[15] Lett. 15 aprile 1580 n°4

 

[16] Lettera del 27 dicembre1580

 

[17] Lettera del 2 gennaio1577 n° 15

[18] V. 7,10

[19] Lettera del 17 gennaio 1570

[20] VII M 4,6)

[21] Lettera del 17 gennaio 1577 n°3-5

[22]  Lettera del 27-28 febbraio1577

[23] Lettera del 2 gennaio 1577 n°10. 11

[24] V.7,12

[25] Lettera del 2 gennaio 1577 n°12

[26] Lettera del 10 febbraio 1577 n°4

[27] Lettera del 27-28 febbraio 1577 n°6

 

[28] ibd, n°7

 

[29] Lettera del 2 Gennaio1577

[30] Lettera del 2 Gennaio 1577

[31] Lettera del 2 Gennaio 1577 n° 5

[32] Lettera del 2 Gennaio1577 n°7

[33] ibd, n° 8

[34]ibd n° 11

 

[35] Lettera del 27 Luglio 1579 n°4

 

[36]  Lettera del 10 aprile 1580

 

 

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