Lettere di Teresa di Gesù

INTRODUZIONE GENERALE

 

Nel ‘500 le lettere erano il mezzo più diffuso e accessibile per accordi e affari. Teresa fece larghissimo uso della penna. L’intensità dello scrivere sembra relativa all’espandersi della Riforma quando l’organizzazione, le fatiche per le fondazioni e le difficoltà per il suo affermarsi richiedevano un suo costante intervento. Teresa è donna di relazione, sempre immediata quando scrive, lo è soprattutto nelle Lettere, dove la spontaneità è favorita anche dal fatto che non sono soggette a revisioni o a censure. L’Epistolario ci permette così di accostare e conoscere in modo più completo la Santa Madre, dandoci una prospettiva che integra le Opere. Ci aiuta a conoscere il suo animo, i suoi rapporti familiari, le sue relazioni con frati, monache, personaggi importanti nella Chiesa e nel mondo, (il Nunzio, il Generale, il Re Filippo II) . Ci permette anche di accostare il nascere, lo sviluppo e le traversie della Riforma nella storia della Spagna del XVI secolo, con le vicende ricche di speranze e di fermenti della Chiesa del suo tempo. Accostare la lettura dell’Epistolario e delle Fondazioni è illuminante.

Epistolario giunto a noi

L’epistolario di Teresa giunto fino a noi raccoglie 476 lettere. Sono certamente molte di più quelle che ha scritto se si pensa che già nel 1568, all’inizio della Riforma si lamentava di aver dovuto scrivere in un giorno 7 o 8 lettere. Successivamente più volte sottolinea di aver dovuto scrivere fino a tardi e alcuni mesi prima di morire elogia Anna di S. Bartolomeo che la aiuta molto scrivendo tanto. L’epistolario che è in nostro possesso, è quindi solo una minima parte di quello uscito dalla penna di Teresa.

Tantissime delle lettere scritte da Teresa sono andate perdute:

Spesso i destinatari non si resero conto della loro preziosità e non le conservarono.

Più di una volta lei stessa chiese di distruggere quelle che potevano essere compromettenti, specialmente nel momento di persecuzione della Riforma. Dette obbedienza di farlo a Madre Anna di Gesù, altrettanto chiese a p. Gracian che non seguì, fortunatamente le insistenze della Madre. Anche Maria di S. Giuseppe ne conservò molte.

S. Giovanni della Croce pare che al momento dell’arresto quando era confessore all’Incarnazione, abbia distrutto alcuni foglietti di S. Teresa e successivamente bruciasse altre lettere. Tante poi sono andate perdute per le condizioni precarie della posta del tempo che non assicuravano la sicurezza di quanto spedito (spesso perciò venivano fatte copie nella speranza che qualcuna di esse giungesse a destinazione). Non ci è giunta alcuna delle lettere che certamente scrisse ad esempio a S. Pietro d’Alcantara o S. Giovanni d’ Avila ecc.

Anche delle lettere scritte verso l’Italia, al Papa, al Generale, ecc,  non conserviamo che pochi esemplari delle molte che deve aver scritto.

 

Teresa donna di relazione

Teresa è persona di relazione. É amica della solitudine, ma è anche sensibile all’amicizia e desiderosa di consigli e confronto: tiene contatti con consorelle, con religiosi, con teologi e letterati, con persone che hanno in comune con lei ideali e imprese. Soprattutto col nascere e l’affermarsi della Riforma, crescono le responsabilità, gli affari a cui pensare e si intensifica la sua attività epistolare a cui deve dedicare sempre più tempo ed energie. Il tono spontaneo e delicato che usa non lo lascia trasparire ma è un grandissimo peso per Teresa, gravata dai molti pensieri e con pochissimo tempo a disposizione,  «sovraccarica di una infinità di lettere che mi istupidiscono» [1]. Testimonia Anna di S. Bartolomeo che “alla Madre Teresa accadeva di starsene a sbrigare e scrivere lettere sino alle due del mattino, andava a letto a tale ora, pregando di svegliarla dopo due ore”Era costretta ad impiegare a tale scopo il tempo della sera fino a notte inoltrata strappando tempo al sonno, ma essendo sempre presente al coro il mattino dopo insieme alle sorelle.

Per lei questa “fatica” era una forma di fedeltà al Signore. Teresa ha scritto che “Dio si trova anche tra le pentole” (Fond.) e vive ciò che scrive nel Castello Interiore, immersa nelle vicende delle sue fondazioni. Era una forma di fedeltà alle due dimensioni sempre presenti in ogni Carmelo: relazione con Dio, relazione con i fratelli nella comunione e comunicazione degli stessi ideali. Questo suo atteggiamento favorisce le relazioni anche epistolari fra i vari Carmeli che vaprogressivamente fondando.

Per Teresa la corrispondenza è importante: è mezzo di comunicazione, promuove un clima di intimità e immediatezza. Per questo nonostante la stanchezza e le molte preoccupazioni ha piacere di scrivere personalmente. Fino al 1577 (anno molto difficile e faticoso in cui subisce anche la rottura del braccio sinistro) ha l’abitudine di scrivere tutto di sua mano, cosa che aggravava la sua stanchezza. È comprensibile che a volte non si ricordi in che giorno è o sbagli destinatario o non abbia tempo di rileggere quanto scrive. Ècostretta allora a servirsi di segretarie che sono semplici amanuensi.

Vi ricorre la prima volta a fine 1568 dopo la malattia contratta a Valladolid (Rio de Olmos).

Il loro aiuto si fa più frequente dopo il 1577 e la crisi di salute conseguente al lavoro notturno e alla preoccupazioni.[2] Il servizio di segretaria non è stabile e sono poche le lettere scritte per intero dalla segretaria. A volte la Santa detta troppo veloce e chi scrive non riesce a starle dietro, a volte ricorre all’aiuto altrui solo quando è troppo stanca. In alcune lettere si alternano gli autografi della segretaria e di Teresa che si riserva solitamente gli argomenti delicati e personali. Più di una volta la segretaria approfitta di una pausa di Teresa per intercalare con un suo messaggio quando la lettera è per un altro Carmelo,[3] allora la Santa rileggendo fa scrivere alla segretaria un post-scriptum sulla lettera dopo che lei l’ha firmata come saluto personale. A volte Teresa si dimentica la firma e scrive lei il post-scriptum. Si serve della segretaria anche per fare duplicati e copie.

Per Teresa lo scrivere lettere, è faticoso ma sacro, importante. Si evince anche dal materiale usato: carta molto buona e quando non lo è si scusa o se può la cambia anche per la stessa lettera [4].Cerca di usare buon inchiostro e buone penne, ben temperate.

Quanto alla forma è sempre molto curata (bei margini, spazi interlineari, niente cancellature ecc) e trasmette un tranquillità che Teresa difficilmente ha, a causa degli impegni o della fretta dei corrieri. Non si direbbe che non avesse modo di rileggere quanto scrive, né chi le riceve può intuire la fatica con cui sono scritte.

Teresa ha a cuore la riservatezza della corrispondenza, se non chiesto espressamente non legge quella destinata ad altri e non vuole che si legga la sua[5].

 

Lo schema delle Lettere

Il contenuto delle lettere è spontaneo, a volte intimo e familiare, ma la struttura dello scritto risponde ai canoni del suo tempo:

-intestazione: l’anagramma  Jhs con l’h coronata da un tratto orizzontale che lo converte in croce. Quando scrive la segretaria, unisce anche il nome di Maria.

-invocazione e saluto («la Grazia dello Spirito Santo / Jhs sia con…»)

- titolo di cortesia: sebbene Teresa “denunci” e faccia ironia sulle convenzioni del suo tempo, sulla schiavitù del lignaggio ecc, nelle sue lettere è sempre impeccabile nella forma e, negli indirizzi di saluto, è molto attenta. Per se stessa invece, chiede di scriverle senza ricercatezze e con semplicità: «ho visto l’indirizzo e sono stata contenta che abbia soppresso il titolo d’Illustrissima»[6] e consiglia di non far conto dei titoli che si ricevono: «che significa, Madre  mia, badare se il P. Provinciale la chiami Presidente o Priora, o Anna di Gesù ?»[7].

- il contenuto: troviamo vari contenuti: problemi della Riforma, lettere familiari, attenzione alla salute, dell’anima e del corpo, dei destinatari, ecc. Traspare la sua fede, il suo rapporto con Dio, la sua testimonianza e il suo magistero, ma in modo confidenziale e informale.

Soprattutto nel periodo della persecuzione, per eludere possibili controlli o pericoli usa dei crittogrammi (termini in codice) specialmente con Gracian.

Il carattere dello scritto è occasionale, spontaneo, familiare, non dottrinale, parla della vita. Non mancano pagine di direzione spirituale, di discernimento, di consigli per l’orazione, o di “voli verso le sfere mistiche” come scrive P. Tomas Alvarez, perché anche questo fa parte della vita.

Se Teresa nei suoi scritti è sempre autobiografica, nelle lettere lo è in massima parte. Offre a ciascuno delle angolature diverse della sua personalità: per conoscere bene Teresa, oltre alla lettura delle sue opere, sono indispensabili.

 - La conclusione: segue l’ordine voluto dall’etichetta. Anche qui si coglie la grande sensibilità umana e orante di Teresa che personalizza i voti e gli auguri secondo la persona e il momento che sta vivendo: supplica (preghiera in favore del destinatario) / raccomandazione / data più o meno corredata di luogo, ora e festa liturgica / omaggio finale («indegna serva e suddita…»)/ firma.

- Spesso termina con un post-scriptum, anche se non è raro che se ne trovino più di uno.

- La soprascritta: sopra la lettera piegata e pronta per la spedizione viene scritto l’indirizzo, più o meno dettagliato ma sempre preciso: è la prima cosa che legge chi riceve la posta e deve produrre buona impressione e accoglienza. Per questo se Teresa non conosce bene il titolo con cui rivolgersi al destinatario, lo lascia in bianco perché chi lo conosca possa apporlo imitando la sua calligrafia. Quando le lettere sono inviate col corriere ufficiale vengono affrancate con  l’importo che il destinatario avrebbe paga  nel ricevere la missiva. Si chiude poi il tutto con una striscia di carta resistente fissando le estremità con la ceralacca su cui viene impresso il sigillo. Quello di Teresa è Jhs. Ne ha anche uno con il teschio, ma non lo le piace: …nelle cose che mi manderà ci sia anche il mio sigillo, perché io non posso sopportare di sigillare le mie lettere con questa morte, ma solo con Colui che vorrei s’imprimesse nel mio cuore come in quello di S. Ignazio»[8]. A volte Teresa “sfrutta” l’attesa forzata della spedizione per scrivere le “ultime” sulla soprascritta e anche sul questa striscia…

 

I destinatari

Nelle lettere oltre al destinatario, sono presenti una serie di altre persone, vicine a Teresa o a colui che legge o fanno parte del momento storico.

I familiari: attraverso la penna di Teresa passano multiformi problemi familiari, dei fratelli o dei nipoti. I maggiori corrispondenti sono Lorenzo e Giovanna de Ahumada.

Varie personalità: il Re, il Padre Generale Rubeo, il Vescovo di Avila, il Nunzio…

I Carmelitani Scalzi: è particolare, per l’epoca, soprattutto perché si tratta di una fondatrice, ma non tutti hanno coscienza piena della guida che ella esercita. Ci sono rapporti a diversi livelli con Gracian o Mariano, con il quale discute, o con Doria e Roca con i quali si avverte più distanza.

Le Carmelitane Scalze:  la frequenza maggiore è con Maria di S. Giuseppe. Le lettere alle monache sono importanti per conoscere il nuovo stile di vita instaurato da Teresa.

I dotti: mettono in risalto l’amore di Teresa per la verità e la necessità dell’aiuto di coloro che possono illuminarla.

Amici e collaboratori: della prima ora come F. De Salcedo, donna Luisa della Cerda ecc., e persone la cui vita si intreccia col suo percorso.

 

 

Funzionamento della posta ai tempi di Teresa

Si servì di tutta la gamma dei corrieri che il suo tempo le offriva.

Corrieri reali: un servizio che copre in modo disuguale Spagna, Europa e anche le Indie ed è una organizzazione prevista per l’amministrazione regia che però usano anche le case di commercio. Un servizio aperto anche al pubblico, con staffette che si alternano. Teresa si serve molto di questa via conoscendone però le falle di cui avverte anche altri: l’insicurezza sulla onestà dei corrieri o dei funzionari, che possono aprire le missive per prenderne i soldi contenuti ecc.

Per avere maggior sicurezza cerca di farseli amici.

Carrettieri o mulattieri: offrono maggiore garanzia di sicurezza. Costano di più ma hanno due vantaggi: coprono spazi non coperti dai corrieri ufficiali e possono portare oltre alle lettere anche molti oggetti che il corriere ufficiale non può portare. Il loro servizio è molto ben organizzato, Hanno però il limite di potersi spostare solo fra centri comunicanti per vie da loro percorribili e in determinati periodi dell’anno.

Per l’inverno e i luoghi inaccessibili ai carri ci sono i mulattieri. Nelle lettere di Teresa si incontrano il riconoscimento della loro sicurezza, della loro fedeltà e anche il loro alto costo…

Messaggeri veri e propri, messaggeri occasionali: sono emissari che Teresa e i suoi corrispondenti si procurano a pagamento per missive urgenti e delicate. Generalmente fanno andata e ritorno, ma sono mezzi eccezionali. Quando Teresa chiede ad altri di inviarle un messaggero aggiunge che sarà lei a pagarne la spesa. Teresa usò spesso i messaggeri occasionali e di fiducia, che non la condizionavano col prezzo e che le permettevano di sbrigarsi a suo piacere. Questo era il mezzo più diffuso in Spagna nonostante l’organizzazione statale: gente di passaggio, monache che si trasferiscono, parenti e amici ecc.

I ridistributori:  una buona quantità di lettere arrivava a destinazione attraverso redistributori di ogni genere, ma sempre di fiducia. Teresa sa e può organizzare tutta una serie di distributori. Spesso la cosa è inevitabile perché a causa della lentezza nella distribuzione il destinatario non è più nel luogo a cui è diretta la posta per cui si deve inviargliela altrove. Spesso usa conventi e monasteri per distribuire sicuramente la sua posta. A Siviglia si serve moltissimo di Madre Maria per la corrispondenza con P. Gracian e le Indie.

 

Teresa mal volentieri fonda lontano dalle vie di comunicazione, anche se la velocità delle lettere non è direttamente proporzionale alla vicinanza geografica ma dipende dalla possibilità reale di comunicazione.

 Indubbio che “scrivere” al tempo di Teresa è costoso, si evince in modo chiaro dalle sue lettere.

Non tutta la corrispondenza né tutti i corrieri però costavano allo stesso modo. Quello ufficiale era il più “economico” e con tariffa stabile: la spesa per l’invio di una lettera corrispondeva a un costo pari al 21-28% del salario quotidiano di un manovale. Non si pagava poi relativamente alla distanza ma al volume.

Diverso è per i corrieri privati, che non hanno tariffe prestabilite e anche se ci fossero, sarebbero relative alla varietà dei carichi da trasportare. Si stabilisce caso per caso: certo è che erano molto cari. Le spese postali di spedizioni mediante privati corrispondevano al salario di sei giorni della stessa categoria di lavoratori. La sproporzione dei prezzi è dovuta al fatto che i corrieri ufficiali portano solo lettere e danaro o qualche piccolo oggetto, gli altri trasportano ogni genere di mercanzia. A volte costa più il trasporto che la merce, ecco perché l’attenzione di Teresa.

Si usa che paghi il destinatario della corrispondenza perché questo favorisce la sicurezza che il latore la consegni veramente e che la posta non si perda per strada. Oppure si divide la spesa fra chi la spedisce e chi la riceve.

Lo scrivere incide certamente sul bilancio di Teresa che è aiutata dal fratello Lorenzo anche in questo, perché è sempre molto attenta a non gravare sulle sorelle che si trovano in ristrettezze economiche o sulle persone a cui scrive per chiedere favori. Ella ritiene sempre che il fine per cui scrive e face scrivere sia superiore al costo della posta sebbene le monache siano povere.

 

 

Gli autografi

Fino al 1576 Teresa scrisse di suo pugno le lettere, poi i medici le imposero di farsi aiutare e, sebbene non si attenesse volentieri a questa prescrizione, dovette farlo. Ebbe diverse segretarie, ma soprattutto si servì di Anna di S. Bartolomeo.

Sono stati identificati circa duecentotrenta autografi, l’altra corrispondenza giunta a noi è costituita da copie attendibili.

Col tempo si iniziò a comprendere l’importanza delle lettere di Teresa, si raccolsero quelle restanti, o si fecero copie di altre che poi subirono dispersione. Le lettere che non erano state distrutte prima, alla morte di Teresa andarono disperdendosi e continuarono a scomparire. L’epistolario della santa dopo la sua morte subì una notevole diminuzione con l’affermarsi e il propagarsi della sua fama di santità. La devozione crescente fece sì che si considerassero le lettere, di livello più quotidiano e familiare, meno mistico a confronto delle Opere, come materiale di devozione e i vari fogli venissero sforbiciati in cerca di firme o di caratteri autografi della Madre con cui accompagnare le reliquie o comporre frasi teresiane. Senza questa operazione, probabilmente oggi avremmo molte più lettere anche se non tutte quelle che Teresa scrisse. Esistono autografi che presentano una serie di buchi frutto delle operazioni di prelievo di parole o sillabe, spesso usate per riscrivere sentenze di Teresa o passi delle sue opere.

Le maggiori “collezioni” di autografi sono:

-quella del Carmelo di Valladolid : i resti del carteggio con Maria di S. Giuseppe.

-quelle dei Carmeli di Siviglia e di Alcalà de Henares: i resti della collezione del P. Gracian.

- quelle dei Carmeli di S. Anna in Madrid e di Consuegra-Toledo.

-i restanti autografi sono dispersi in varie città di Spagna, Europa e America.

Le lettere dettate alle amanuensi e firmate da Teresa ci sono giunte originali. Molte altre sono state trasmesse in trascrizioni di data tardiva, più o meno degne di fede.

 

Le edizioni

Ai tempi dei processi, non si usava raccogliere tutto il materiale scritto dalla persona in concetto di santità e nessuno pensò alle lettere.

P. Gracian che aveva riunito una gran quantità di lettere indirizzate a lui, tanto che parlava di “un quaderno alto tre o quattro dita”, fu il primo a pensare ad una loro edizione, ma il fatto che le persone citate fossero ancora viventi e le traversie che la sua vita attraversò all’interno dell’Ordine, impedirono questo suo desiderio.

Solo nel 1652 il P. Generale    impose a frati e monache di raccogliere le lettere di Teresa in vista di una pubblicazione e negli anni si avranno varie edizioni. All’inizio del ‘900 riprenderà l’opera il P. Silverio con criteri e possibilità superiori rispetto al passato. Per la prima volta si tentò l’edizione critica. Si cercarono uno ad uno gli autografi teresiani e si riuscì anche a riunirli in un complesso fotografico che provvidenzialmente salverà tante pagine della Santa,  perse nella guerra del 1936. Lo studio dei padri Efrem della Madre de Dios e O. Steggink raccoglie 457 autografi sensibilmente incrementati in edizioni posteriori. Sono seguite altre edizioni con ulteriori studi e ricerche, di confronto diretto con gli autografi teresiani. Le Lettere continuano ad essere uno strumento prezioso per accostare e conoscere Teresa di Gesù.

 

Testi di riferimento:

-Contributo sull’Epistolario di Luis Rodriguez Martìnez e Teófan Egido in “Introduzione alla lettura di S. Teresa di Gesù”, a cura di A. Barrientos, Ed O.C.D. 2004

-Introduzione all’Epistolario, P. Tomas Alvarez, Ed. O.C.D.1982

-Introduzione alle Lettere, p. Egidio di Gesù, PostulazioneO.C.D.

 

 



[1] Lett 15 sett. 1574 ad A. Gaitan

[2] Lett. 190, 5 del 28-2-1577

 

[3] Lett. 238,6

[4] Lett. del 13 febbraio 1573 a P.Gaspare de Salazar

[5] Lett. a Lorenzo del 2 gennaio 1577

 

[6]  Lett. a donna Caterina de Tolosa 3 agosto 1582

[7]  Lett. ad Anna di Gesù 30 maggio 1582

[8] Lett. a Lorenzo del 2/1/1577

 

 

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